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Holly

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Litigare va bene ed è anche sano per la coppia. Se una coppia non litiga mai ci sono due possibilità: o i partners non si amano, oppure uno è succube dell’altro.

litigare, Coppia che ha litigato , uomo e donna che hanno litigatoMa i litigi possono anche essere corrosivi fino a distruggere l’amore.

L’argomento su cui si discute non importa, il modo in cui si discute, invece, importa moltissimo. L’errore più frequente è la critica, arma prettamente femminile contro uomini che la accusano a tal punto da impiegare un po’ per smaltirla. Nella stragrande maggioranza dei casi il ruolo ipercritico è della donna, mentre l’uomo – per sua natura – cerca di evitare lo scontro. L’apparente distacco dell’uomo viene percepito dalla donna come disinteresse che scatena viepiù le ire luciferine femminili. La convinzione di essere vittima esaspera un rancore che obnubila la mente: qualunque cosa faccia l’altro viene interpretata come conferma dei propri sospetti, ignorando che potrebbe smentirli.

Stabilire nuove dinamiche di relazione non è semplice e richiede notevole forza di volontà per non cedere all’orgoglio ferito. Bisogna ricordare che dietro ogni rimostranza, si nasconde un bisogno o un desiderio.

Più bravo è chi rimane lucido oppure – ravvedendosi – torna lucido durante la stura delle recriminazioni. Proprio queste ultime deviano troppo spesso sul “personale”, trasformando il malcontento riguardo a qualcosa, in critica verso qualcuno, nella fattispecie, verso il partner “sbagliato”. E’ proprio la critica persistente nel tempo, mista a disprezzo, che, alla lunga, corrode il rapporto. Altrettanto pericolosa per il benessere della relazione è la fuga metaforica (o reale): il silenzio, il ritiro in se stessi snervano. L’atteggiamento passivo – aggressivo, infatti, risulta ancor più violento di quello aggressivo.

Suggerimenti chiave durante una lite:

  1.  Interrompere la discussione se non si è in grado di calmarsi al momento, comunicando all’altro l’intento di riacquisire lucidità;
  2.  Cambiare prospettiva, ascoltando i sentimenti che si nascondono davvero dietro le parole;
  3.  Dichiarare i sentimenti che si provano;
  4.  Anche se non si è d’accordo, sintonizzarsi con i pensieri dell’altro: calmerà la situazione;
  5.  Criticare il fatto, non la persona, con espressioni tipo: “Apprezzerei molto se mi aiutassi …”, anziché: “Non sai fare  niente!”

Conclusioni

Infatti, condannare l’altro – mossi dal risentimento – facendolo sentire sbagliato, non fa altro che generare altra collera,

mentre la capacità di immedesimarsi nel partner, di calmarsi e di calmare, ricompone la situazione, impedendole di degenerare.

Provateci. Vi sentirete persone migliori e vi stupirete dei miracoli che potrete innescare.

Il vaginismo si manifesta con uno spasmo involontario dei muscoli vaginali.

vaginismo come riconoscerlo e affrontarloLa contrazione può variare da una forma lieve, che provoca disagi, a forme gravi, che impediscono la penetrazione e causano dolore. Il vaginismo è una malattia la cui diagnosi avviene spesso durante la visita ginecologica, oppure prima dell’attività sessuale (e non durante la visita ginecologica). Molte donne che  sviluppano la cosiddetta reazione vaginismica provano eccitazione e desiderio, riescono a raggiungere l’orgasmo attraverso la masturbazione e desidererebbero avere rapporti sessuali completi con il partner, eppure restano bloccate: nel loro intimo, vivono la penetrazione come una violenza. Quando i motivi dell’impedimento al piacere non consistono in malformazioni fisiche, le cause sono di ordine psicologico e vanno individuate e superate con la psicoterapia, ipnosi, training autogeno.

La provenienza da famiglie rigide che inculcano il senso di colpa, ignoranza sui danni che potrebbe procurare il pene, traumi subìti sembrano fattori importanti che scatenano il vaginismo.

Non si può realmente valutare il numero esatto di quante donne siano affette da vaginismo, poiché, probabilmente, molte di loro si vergognano a parlarne anche con il proprio medico. Certo è che almeno l’1-2% delle donne in età fertile soffre della malattia, la quale influenza, con evidente impatto negativo, la vita di coppia: si perde progressivamente il desiderio sessuale da parte di entrambi i partners, l’uomo è frustrato, depresso e non si sente all’altezza, fino a giungere a disfunzioni sessuali.

Il vaginismo è la prima causa di matrimonio non consumato.

Asian couple sitting on bedNei matrimoni bianchi, i partners non hanno mai avuto un rapporto sessuale completo.  E’ curioso constatare come la vaginismica tenda ad unirsi in coppia con uomini con qualche problema di natura sessuale(eiaculazione precoce, disfunzioni erettili, scarso desiderio, ansia da prestazione per scarsa esperienza), in modo da camuffare la sua fobia, facendo accettare, con comprensione dell’interlocutore, il desiderio di lei di rimanere vergine fino al matrimonio e poca intimità in generale. In realtà, questa accettazione incondizionata di mancanza di rapporti è una complicità che si crea con lo scopo di minimizzare le proprie problematiche sessuali.

Il bondage, con il termine inglese  (=schiavitù, soggezione), si indica un insieme di attività sessuali basate sull’impedimento del partner di muoversi e di vedere. Dal light bondage, che consiste nel legare solo mani e/o piedi, si può arrivare a forme di annodamento complete, in cui si impedisce ogni movimento al sottomesso (chiamato“bottom”)o, addirittura, impedendogli il contatto con il terreno.

Secondo antichi manoscritti, la restrizione o modificazione forzata dei normali movimenti del corpo a scopi erotici pare fossero pratiche già utilizzate dai Medi, un antico popolo iranico del VI sec a.C., antenato di quello attuale dei curdi.

Considerata da alcuni come una vera e propria forma di arte del sesso, se è una pratica condivisa e non imposta, non è una perversione. Si tratta di un sottile gioco di fiducia all’interno della coppia, per chi ha fantasie di dominio e per chi prova piacere all’idea di affidarsi completamente all’altro, sottomettendosi.

Le corde, o qualsiasi altro mezzo usato per legare, se da una parte stringono ed impediscono i movimenti del corpo, dall’altra fanno sentire la persona legata libera di abbandonarsi e godere delle emozioni.

Le tecniche del bondage possono essere le seguenti:

– la separazione o divaricazione di parti del corpo

– il collegamento di parti del corpo a oggetti esterni, muri o sostegni

– la sospensione del corpo a soffitti o sostegni

bondage sospensione

– limmobilizzazione completa del corpo, ovvero la mummificazione

A volte in associazione al bondage sono eseguite pratiche di dominazione psicologica e giochi sadomasochisti, con frustate, pene dolorose, solletico (il cosiddetto BDSM), il cui scopo è quello di far crescere nel partner sottomesso il senso di dominazione e di umiliazione. Se il partner dominante non possiede un sufficiente autocontrollo, diventa elevato il rischio di danni gravi per la salute e per l’incolumità del sottomesso. E’ dunque importantissimo praticare bondage né sotto effetto di droghe né con sconosciuti e di chiarire da subito cosa piace e cosa no, stabilendo una soglia – soggettiva per la coppia – da rispettare: lo scopo non deve essere quello di soffrire.

Per le coppie che volessero praticare bondage come un’arte, sono nati dei veri e propri corsi: basta cercare su internet quelli disponibili nella vostra città.

Scrive un utente

”legate in modo stabile la vostra compagna ad un letto, ad un tavolo o ad una poltrona, e bendatela: a questo punto, scatterà nella donna una certa apprensione, un’agitazione, giacché non vedrà e non saprà ciò che sta per succedere.
A questo punto, fate credere alla vostra partner che in casa sia presente un vostro amico, il quale vi osserverà mentre fate sesso, gustandosi in diretta i segreti della vostra arte erotica. Lei potrebbe eccitarsi di più.
A questo punto, potrete iniziare a sbottonarvi i pantaloni, strusciandovi in modo irregolare sulle sue guance…Sarà lei, a quel punto, a volerlo succhiare, presa fra l’eccitazione dello spettatore presente – di cui nulla sa – ed il desiderio di dare libero sfogo alla sua arte erotica.
A quel punto, per incrementare ulteriormente il mistero, usate un fallo di plastica rivestito con un preservativo, con il quale penetrarla, per far crescere la fantasia …”

ANORGASMIA : In un rapporto sessuale, non solo  l’uomo può fallire. Succede anche alla donna, solo che in questo caso non è visibile.

AnorgasmiaPare, secondo gli esperti, che addirittura una donna su due abbia problemi nel raggiungere l’orgasmo regolarmente e che circa 6 donne su 100 non ne avrebbe mai provato uno.

I problemi legati alla riuscita di un rapporto sessuale, con soddisfazione reciproca, si ripercuotono  sull’autostima della donna e sulla serenità del rapporto di coppia:  la donna trova con l’orgasmo equilibrio e benessere maggiori, l’uomo trae da esso la conferma della propria capacità di suscitare e soddisfare i desideri della propria compagna.

Partendo dall’assioma secondo cui ogni donna potenzialmente è in grado di raggiungere l’orgasmo (dal greco “orgao” = “ribollire d’amore”), si può comprendere come gli esperti attribuiscano le difficoltà nel raggiungerlo a barriere psicologiche che, spesso, agiscono in sinergia fra loro. Tra i deterrenti inibitori per un’espressione libera della propria sfera intima segnaliamo la mancanza di conoscenza del proprio corpo, un’educazione religiosa molto rigida, un passato traumatico fatto di abusi sessuali, la paura di perdere il controllo di sé, una conflittualità con il partner, lo stess, la mancanza di desiderio.

I freni psicologici enumerati sono risolvibili, con l’aiuto di una buona auto-analisi e, se necessario, con il supporto di un medico  che individuerà la strada giusta per sbloccarsi, perché, per sperimentare l’orgasmo, lo stato di abbandono è necessario.  Per prendere confidenza con il proprio corpo, si  consiglia un’esplorazione di esso tramite la masturbazione: nessun altro può sapere meglio di noi cosa ci piace di più se non lo scopriamo prima noi. Gli insigni sessuologi  Masters e Johnson consigliavano di cominciare dalla stimolazione clitoridea facendo iniziare la penetrazione solo nel momento in cui si giunge al punto di non ritorno verso l’orgasmo.Il primo passo è dunque  raggiungere l’orgasmo non a causa del pene ma, almeno, con il pene in vagina.

Talvolta il vero problema è l’assenza di desiderio. Quando la mancanza di desiderio sessuale è totale, sia per la masturbazione che per qualunque partner, può esprimere disfunzioni ormonali (spesso anche la pillola è causa di calo del desiderio)  o sentimenti profondi di vergogna  legati ad eventi traumatizzanti nel passato, o ancora un’omosessualità negata.

Si parla invece di vera anorgasmia quando si prova eccitazione ma non si riesce a raggiungere l’orgasmo, non solo durante la penetrazione, ma anche con la stimolazione clitoridea. Nell’anorgasmia primaria il problema ha caratterizzato le esperienze sessuali di tutta la vita, in quella secondaria il disturbo si manifesta in un determinato periodo della vita; il parere medico si rende pertanto necessario per appurare la natura del problema.

Un punto fermo c’è, e non è il punto G: verbosi risultati di studi comproverebbero che l’esistenza del punto G è privo di basi scientifiche. Proprio come l’orgasmo vaginale, di cui il punto G costituirebbe l’accensione.

il punto GChiariamo che con il punto G (dal nome Gräfenberg, che nel 1950 lo rese noto al pubblico) si intende indicare una parte anatomica dell’uretra femminile, una  zona erogena raggiungibile stimolando la parete anteriore della vagina. La stimolazione delle ghiandole uretrali, o “prostata femminile”, provocherebbe un piacere tale da culminare in un orgasmo, cosiddetto vaginale.

Ma “le ghiandole del corpo umano, come anche la vagina femminile, non hanno la funzione di scatenare orgasmi”, ribattono perentoriamente i sessuologi Vincenzo e Giulia Puppo, rispettivamente del Centro Italiano di Sessuologia e del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, sulla rivista scientifica Clinical Anatomy:  l’orgasmo femminile avviene per la stimolazione del clitoride (anatomicamente corrispondente al pene maschile) ed è dunque raggiungibile da tutte le donne.

Puppo rimarca che il punto G non sarebbe altro che un propulsore pretestuoso per un giro di affari multimilionario. E aggiunge che le recenti dichiarazioni di Adam Ostrzenski  – il quale sostiene di averlo trovato eseguendo l’autopsia su una donna di 83 anni e propone interventi chirurgici per le donne sprovviste del magico punto  –  ne rappresenterebbe l’emblema.

I Puppo sono la consacrazione ultima del filone a sostegno dell’inesistenza del punto G. Già nel 1966, i sessuologi William Masters e Virginia Johnson, dopo aver esaminato 7500 orgasmi in 382 donne, conclusero la loro poderosa opera affermando: ”Il clitoride rappresenta il punto focale di ricezione degli stimoli sessuali esterni […] la sua sola funzione, che si sappia, è quella di centro erotico.16 […] La vagina, invece, durante l’orgasmo si distende nella parte profonda, mentre nel primo terzo vicino all’ingresso si contrae energicamente e ripetutamente con regolare frequenza. La reazione descritta del terzo esterno della vagina è l’unica risposta fisiologica del condotto vaginale limitata alla fase di orgasmo. […] Si può quindi concludere che l’orgasmo vaginale e clitorideo non rappresentano due fenomeni separati.”

Eppure, alcune donne giurano di averlo provato. Per gli irriducibili sognatori che esista un’altra porta del paradiso è più facile appigliarsi al grimaldello offerto da altri studi, come quelli del professor Emanuele Jannini, docente di Sessuologia Medica dell’Università degli studi dell’Aquila, pubblicati nel 2008 sulla rivista The Journal of Sexual Medicine. Studi (molto criticati perché refutabili da un punto di vista anatomico) tesi a dimostrare la presenza – solo in alcune donne – del punto G. Oppure all’opinione di Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di ginecologia dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano, che asserisce: “Sì, il punto G esiste, ma solo nel 50% per cento delle donne. Non ce l’hanno tutte perché è il residuo embrionale della prostata maschile, posto sulla parete vaginale anteriore, circa 2-3 cm all’interno dell’entrata vaginale. Come tutti i residui può essere minimo e non dare segno di sé, o essere ben sviluppato tanto da procurare orgasmi molto intensi, accompagnati dall’emissione di una o due gocce di liquido. Se analizzato chimicamente, si rivela identico al secreto prostatico, perché contiene tra l’altro il PSA (antigene prostatico specifico) e può essere visualizzato, anche con l’ecografia trans vaginale.”

I rapporti sbagliati sono spesso frutto di un circolo vizioso che possiamo trasformare in virtuoso, grazie all’amore di sé.

Psicoterapia di coppiaAlla base di tutti i rapporti interpersonali vi è la valutazione di se stessi, altrimenti detta autostima. Più è alta, più facilmente intrecceremo rapporti equilibrati ed affronteremo in modo efficace gli inevitabili insuccessi della vita.
La valutazione di sé, che racchiude una serie di concetti interconnessi (amore di sé, a prescindere dai nostri limiti, visione di sé e fiducia in sé) è costantemente in divenire, ma le radici affondano nei primi anni di vita, nell’amore percepito dalle figure affettive principali.
L’anaffettività, la noncuranza, l’umiliazione costante oppure, ancora, l’amore ricevuto solo quando soddisfatte le aspettative altrui e non per quello che si è, danno origine spesso a personalità con disturbi affettivi, incapaci di amare e di essere amate in modo sano. Chi è stato traumatizzato tende a traumatizzare, chi ha sofferto continua a cercare sofferenza oppure a perseguitare per difesa.
Quante dinamiche distorte, quanti adulti che credono ancora che la soddisfazione dell’amore sia legata alla continua difficoltà nell’ottenerlo, piuttosto che a quello di goderselo in assenza di torture!
Persone che hanno sofferto molto si incontrano, instaurando dinamiche malate e morbose, rivestendo ruoli diversi: del persecutore apparentemente forte (basti pensare al disturbo di personalità narcisistico, borderline, bipolare ecc.), che perpetra dinamiche sadiche, oppure del dipendente emotivo, persona fragile che cerca l’autostima in un rapporto, spesso proprio con “il persecutore”. Ebbene, tutti coloro che cercano l’autostima in un’altra persona, sistematicamente, trovano l’uomo/la donna sbagliato/a. Infatti, i cosiddetti scimmioni dell’inconscio, feriti ed in cerca di conferme, comunicano – non verbalmente – con gli altri inconsci e cercano delle situazioni analoghe a quelle traumatiche vissute nel passato: le situazioni saranno dunque nuovamente sbagliate e verrà riconfermata la visione negativa che si ha di sé, dando luogo ad un circolo vizioso che bisogna assolutamente interrompere. Avete mai sentito o detto la frase: “Io cerchio gli uomini/le donne col lanternino”? Se la risposta è sì, state sicuri: c’è sempre un nodo emotivo intimo da sbrogliare e, finché non verrà sciolto, ci si imbatterà all’infinito in rapporti sbagliati e frustranti.
Riconoscere il proprio problema a livello razionale è già un passo importante, ma non basta: bisogna risolverlo a livello inconscio.
Se vivete con costante irrequietezza i rapporti sentimentali, sarebbe opportuno andare da un terapeuta competente (ma che sia davvero competente, altrimenti il rischio è quello di peggiorare o non cambiare affatto la situazione!), che svuoti il vostro vaso emotivo e liberi le ali invischiate nei tormenti di un passato che non c’è più…Affinché possiate cominciare a volare

La trombamicizia è un neologismo coniato dai tempi moderni per designare un rapporto tra due persone che fanno sesso in amicizia, cioè senza amore.

La trombamicizia Ma l’amore – tanti obietterebbero – è amicizia condita da attrazione sessuale. Questo concetto  è assai impreciso poiché il vero amore si compone di quattro elementi determinanti e fondamentali: “il voler bene” (=volere il bene di quella persona), la stima, la sessualità, il progetto comune. Se sono tutti presenti, si può parlare di vero amore.

Nella trombamicizia il sentimento di amore è escluso, manca sicuramente almeno uno dei fattori sopraelencati. I trombamici sono legati da una relazione svincolata, con vite parallele che si incrociano solo quando si vogliono soddisfare delle esigenze estemporanee fisiche, senza però provare un senso di estraneità.

Il disimpegno nel rapporto può essere implicito oppure dichiarato ed accettato da entrambi. Ma, soprattutto se il rapporto di questo tipo si perpetua nel tempo, pare essere una regola: uno dei due cede al sentimento, diventando un dipendente emotivo e legittimando nell’altro componente il ruolo di dominatore nel rapporto, facendogli acquisire un potere indubbio.

Senza volerne fare una regola generale, solitamente, la donna che va a letto ripetutamente nel tempo con lo stesso uomo, prova un sentimento per lui e spera in una trasformazione della trombamicizia in un rapporto stabile che possa un giorno essere rivelato apertamente a tutti. Infatti, una peculiarità della trombamicizia è spesso anche la clandestinità: prerogativa essenziale affinché agli occhi del mondo circostante si risulti liberi e predisposti a nuove conoscenze, in attesa del vero amore.

Ma può anche avvenire che sia l’uomo a soccombere, soprattutto quando si tratta di donne narcisiste che attirano e seducono uomini manipolabili, emotivamente deboli. Sia che il ruolo da “dipendente emotivo” venga ricoperto dall’uomo, sia che venga ricoperto dalla donna, la trombamicizia non evolve quasi mai in una relazione di amore e rispetto. La parte più forte, sentendo l’altra bisognosa, disponibile sempre e comunque, non sentirà mai crescere l’attrazione in qualcosa di più importante: mancherebbe la STIMA.

In questo tipo di rapporto, se non ci si diverte più, è opportuno escogitare il modo di svincolarsi. Come in ogni rapporto sano, di qualsiasi natura, è essenziale una buona autostima. Bisogna trovarla o ritrovarla. Solo piacendosi e volendosi davvero bene, si risulta affascinanti e dunque desiderabili.

Ciao da Holly.

La coppia scambista: come nasce e si evolve all’interno di un tradimento consensuale e palesato.

la coppia scambistaLa famiglia ben organizzata viene gestita come una piccola azienda, con la suddivisione di ruoli e responsabilità . Spesso, però, i due coniugi si dimenticano di essere amanti: complici la stanchezza e la routine, le donne lamentano innanzitutto una mancanza di attenzioni,  gli uomini una mancanza di stimoli. Si rende allora necessario un rinnovamento, trovando il tempo da dedicare all’intimità, al dialogo ed allo scambio di confidenze. La vitalità di coppia dura finché i partner non si danno per scontati. E perché ciò non capiti è necessario volersi bene al punto di far percepire all’altro che non si resta a tutti i costi, che la conquista non è assodata per sempre e che va sempre alimentata, anche se si sono raggiunte una profonda comprensione ed una rassicurante complicità.

Con il rispetto reciproco, si può rifocillare la vita sessuale dando sfogo alle fantasie e a piccole trasgressioni. Senza tradire il partner, la pornografia  è indubbiamente un elemento, di gran lunga preferito dagli uomini, che regala nuovi stimoli sessuali.

Altre forme di trasgressione sessuale, che per molti restano fantasie,  sono il feticismo, il voyeurismo e lo scambismo. Quest’ultimo rende manifesta l’ambiguità intrinseca nell’essere umano: sensazione di libertà e di appartenenza coesisterebbero all’interno di un tradimento consensuale e palesato, dove è però necessario un rapporto maturo alla base, affinché l’esperienza non si trasformi in trauma. Infatti, se non vi è una sufficiente solidità, uno dei due partner potrebbe non reggere la prova, soccombendo a sentimenti di frustrazione e gelosia che facilmente danno origine ad un ineluttabile senso di vuoto dal potere distruttivo per la coppia.

Lo scambismo non è considerato una parafilia (comportamento psicopatologico) ed è adottato frequentemente da coppie stanche alla ricerca di nuove emozioni per riaccendere il desiderio. Dovrebbe essere una ricerca di puro piacere fisico, senza alcun coinvolgimento intimo, dove altri corpi hanno la funzione di meri oggetti sessuali  in una situazione che si avverte come trasgressiva e quindi eccitante. L’importante è che non diventi l’unico modo per fare sesso ma qualcosa di occasionale che risvegli la passione nella coppia, migliorandone l’intimità.

Innamorarsi della escort di turno :

innamorarsicapita a molti uomini avvezzi al sesso a pagamento, addirittura ad uno su tre, come asserisce la rivista scientifica “Men and Masculinities” , a seguito di una elaborazione di dati.
I fattori che spingono un uomo a provare esperienze con escort sono molteplici: desiderio di sentirsi attraenti, bisogno di evadere, senso di noia, voglia di potere su una donna sempre disponibile, oppure bisogno di sentirsi capiti, magari perché non si trova più il senso della vita nel nucleo familiare. Quest’ultima inclinazione pare essere sempre più invalsa nella nostra società sfruttatrice dai risvolti tristi e solitari. Ultima tendenza che ha in sé un paradosso: da una parte, si utilizza una persona per soddisfare i propri bisogni, in linea con lo sfruttamento tipico della società narcisistica, dall’altra, in controtendenza ad essa, c’è una nostalgica ricerca di intimismo autentico.
Perché l’uomo che va con una prostituta non solo per sesso ma per essere ascoltato e capito, è un uomo che ha problemi di comunicazione con la sua compagna, la cui solitudine lo porta a cercare un’amica, un’amante, una confidente, all’interno di un rapporto che contempla solo piaceri che leniscono la frustrazione.
Messaggi dalle sfumature romantiche colorano innumerevoli siti di escort e di incontri, con commenti sulla dolcezza, cortesia e disponibilità ad abbracciare delle cosiddette “accompagnatrici”, che chiedono “rose”, non euro. Bandendo qualsiasi termine inerente alla mercificazione.
Le escort provano a snaturare la vera essenza del rapporto con il cliente, per rendere più umano e meno asettico il relazionarsi con lui, creando un’illusione di complicità, la stessa che viene confusa ed interpretata come sentimento da parte di alcuni clienti. Taluni si persuadono di essersi innamorati e cercano di trovare un riscontro, a volte con una insana ossessione, come confermano gli innumerevoli casi di uomini che si trasformano in stalker di escort frequentate. E’ importante ricordare quanto sia scorretto pretendere che un’illusione, creata appositamente per ragioni lavorative conclamate, si trasformi in realtà.
I rapporti veri vanno cercati altrove, risolvendo le eventuali problematiche legate alla comunicazione ed acquisendo una sufficiente autostima che permetta di intessere rapporti sinceri ed appaganti con le persone della propria vita.

Eiaculazione femminile, altrimenti detta “squirting” o  “gushing” è l’ espulsione di liquido dall’uretra e non dalla vagina nel momento in cui il piacere sessuale raggiunge l’apice.

Eiaculazione femminileLa annosa querelle tra chi sostiene che sia frutto di fantasia  e chi sostiene che sia reale e raggiungibile da tutte le donne (o da alcune) è ancora attuale.

Secondo un filone di pensiero,  le donne avrebbero tutte la capacità di eiaculare (per ora coinvolgerebbe solo il 10% delle donne attive sessualmente), con un po’ di pratica e di pazienza. La sollecitazione decisa dell’interno della vagina nella parte anteriore farebbe sì che le ghiandole  attorno all’uretra si riempiano di liquido simile allo sperma maschile e lo farebbero fuoriuscire con il raggiungimento dell’orgasmo, in quantità proporzionata alla grandezza delle ghiandole.

Le ghiandole interessate, battezzate nel 1860 dal ginecologo Skene con il suo nome, furono individuate nel XVII secolo dall’anatomista olandese Regnier de Graaf e furono equiparate dallo stesso alla prostata maschile, analogia poi  suffragata dagli studi recenti della medicina  moderna.

Molti, già a partire dalla metà degli anni 50 con Kinsey, negarono l’esistenza dell’eiaculazione, definendolo un termine improprio  per indicare le secrezioni espulse con una certa forza.

Nel 1981 si  analizzò, per la prima volta, il liquido emesso dalla donna per appurarne la provenienza e la composizione.  L’analisi in laboratorio dimostrò che il liquido conteneva sostanze contenute nell’urina, ma che in più era presente un antigene specifico della prostata (PSA).

Le analisi successive condotte negli anni a seguire indicano che lo squirting è essenzialmente un’emissione involontaria di urina nel corso dell’attività sessuale, accompagnata in molti casi da un contributo marginale di secrezioni prostatiche all’interno del liquido emesso.

Concludendo, oggi si potrebbe riconoscere che l’eiaculazione femminile esiste ed è prodotta dalle ghiandole di Skene (prostata femminile) e che stimolando il “punto G” – ubicato a circa 2,5 cm all’interno della parete anteriore della vagina – si favorisce la secrezione del liquido all’interno dell’uretra che può essere espulso durante l’eiaculazione. Tale eiaculazione, a causa delle grandi differenze della microanatomia femminile,   non può essere raggiunta da tutte le donne.

E’ importante rimarcare che per una vita sessuale appagante è fondamentale l’orgasmo, non la eiaculazione.

Purtroppo dalle ricerche di settore emerge che il 30,1% lamenta problemi di orgasmo e che alcune donne non l’hanno mai provato, nonostante esso sia raggiungibile proprio da tutte. Con la giusta predisposizione fatta di serenità, coinvolgimento e abbattimento di barriere mentali.