Tag

sessualità

Browsing

Il sesso anale è ancora oggi un tabù per molti. Ma perché piace molto a quelli che lo praticano? Prepararsi mentalmente, precauzioni e divieti per chi lo vuole provare.

ASPETTI PSICOLOGICI

sesso anale psicologiaSpesso fin da piccoli ci viene insegnato che quella parte del corpo è tabù e “non si fa!”, un antico retaggio che risale dai tempi della bibbia in cui i sodomiti veniva condannati a morte per lapidazione. Ancora ai nostri giorni ci portiamo dietro divieti mentali a dir poco ridicoli, basti pensare che solo nel 2003 gli USA hanno abolito le leggi che vietavano il sesso anale e che consideravano letteralmente l’ano come “orifizio illecito”.

Oggi è un desiderio di molti uomini ma solo alcune donne lo praticano. Il dato che emerge è che molte dicono no per paura del dolore o per problemi legati all’igiene, la maggior parte non lo pratica  perché la vede ancora come una forma di sottomissione a un desiderio maschile puramente egoista. Teniamo però conto che l’essere presa “da dietro” regala una grande suggestione ed evoca una sessualità primordiale che ci portiamo ancora dietro.

Ma da dove si può iniziare per avvicinarsi a questa pratica ? Occorre innanzitutto fare piazza pulita di tutti i pregiudizi e dei tabù mentali, perché assolutamente non vanno d’accordo con “la pratica del piacere” ( ma questo vale in genere per tutta la sessualità ). Il sesso, come tutto quello che è la nostra vita, parte dal cervello ed è pressoché impossibile vivere una corretta sessualità se vediamo ciò che facciamo come peccaminoso, incorretto e degradante.

Bisogna tenere conto che la zona dell’ano è molto più stretta e ricca di terminazioni nervose, per cui dal sesso anale, se praticato con le giuste accortezze, il piacere che ne deriva “può essere” molto più intenso sia per l’uomo che per la donna. Possiamo quindi iniziare a vedere questa pratica non solo come una sottomissione ( aspetto psicologico, comunque, gradito da molti ) ma come una ricerca del piacere anche per il nostro partner e per noi stessi.

UNA PRECISAZIONE

Prima di continuare però a scrivere questo articolo, voglio precisare per i maschietti che ci seguono che Il sesso anale non è sinonimo di omosessualità ( per essere omosessuali occorre un altro uomo ); senza distinzione di orientamento sessuale infatti la stimolazione dello sfintere anale e della prostata conferisce piacere a tutto il genere maschile. Ovviamente per “liberare la mente” occorre tempo, complicità con la propria partner e una costante applicazione.

Invece alle donne mi sento di consigliare di non praticare il sesso anale esclusivamente per compiacere il proprio partner ma di ricercare prima la necessaria apertura mentale. Se non siete convinte e meglio “dire di no”.

MEGLIO CON UN  LUBRIFICANTE

sesso anale come preparasiPer praticare il sesso anale in modo corretto, occorre far uso di lubrificanti. L’ano , al contrario della vagina, è molto più asciutto per cui, per avere una penetrazione più confortevole è necessario far uso di lubrificanti a base d’acqua. Quelli a base siliconica o oleosa indeboliscono i preservativi ( elemento necessario per l’igiene ). Bisogna ungere per bene le pareti dell’ano , le dita o il  preservativo o il giocattolo sessuale che ci apprestiamo ad usare.

COME PRATICARLO

Non possiamo praticare il sesso anale con la stessa frenesia con la quale ci si ricerca il coito vaginale. L’ano, come detto, è più stretto e asciutto e dobbiamo per cui fare le cose in modo graduale e con i giusti tempi, altrimenti la persona che viene penetrata ad ogni tentativo sentirà dolore e non sarà piacevole come invece vorremmo. Ricordiamoci, quindi, di rilassarci. Per eliminare le tensioni, bisogna contrarre la muscolatura perianale, e poi rilassarla: aiuterà sia a rilassare la zona che a prenderne consapevolezza. Non è però solo una questione anatomica, quello che conta molto è anche l’atteggiamento del proprio partner che deve farci sentire a nostro agio. Ci sono molte forme per giocare con il nostro lato b, dalle carezze anali all’analingus, alla penetrazione con dita, pene, oppure dildo, plug anale, palline tailandesi, vibratore e chi più ne ha più ne metta.  Le posizioni più indicate per avvicinarsi a questa pratica, sono tutte quelle in cui si è distesi a pancia sotto perché permettono un maggiore rilassamento della muscolatura o in alternativa sdraiati sulla schiena con le gambe sollevate e le ginocchia il più possibile appoggiate alle spalle.

 

 

 

 

 

 

 

ANORGASMIA : In un rapporto sessuale, non solo  l’uomo può fallire. Succede anche alla donna, solo che in questo caso non è visibile.

AnorgasmiaPare, secondo gli esperti, che addirittura una donna su due abbia problemi nel raggiungere l’orgasmo regolarmente e che circa 6 donne su 100 non ne avrebbe mai provato uno.

I problemi legati alla riuscita di un rapporto sessuale, con soddisfazione reciproca, si ripercuotono  sull’autostima della donna e sulla serenità del rapporto di coppia:  la donna trova con l’orgasmo equilibrio e benessere maggiori, l’uomo trae da esso la conferma della propria capacità di suscitare e soddisfare i desideri della propria compagna.

Partendo dall’assioma secondo cui ogni donna potenzialmente è in grado di raggiungere l’orgasmo (dal greco “orgao” = “ribollire d’amore”), si può comprendere come gli esperti attribuiscano le difficoltà nel raggiungerlo a barriere psicologiche che, spesso, agiscono in sinergia fra loro. Tra i deterrenti inibitori per un’espressione libera della propria sfera intima segnaliamo la mancanza di conoscenza del proprio corpo, un’educazione religiosa molto rigida, un passato traumatico fatto di abusi sessuali, la paura di perdere il controllo di sé, una conflittualità con il partner, lo stess, la mancanza di desiderio.

I freni psicologici enumerati sono risolvibili, con l’aiuto di una buona auto-analisi e, se necessario, con il supporto di un medico  che individuerà la strada giusta per sbloccarsi, perché, per sperimentare l’orgasmo, lo stato di abbandono è necessario.  Per prendere confidenza con il proprio corpo, si  consiglia un’esplorazione di esso tramite la masturbazione: nessun altro può sapere meglio di noi cosa ci piace di più se non lo scopriamo prima noi. Gli insigni sessuologi  Masters e Johnson consigliavano di cominciare dalla stimolazione clitoridea facendo iniziare la penetrazione solo nel momento in cui si giunge al punto di non ritorno verso l’orgasmo.Il primo passo è dunque  raggiungere l’orgasmo non a causa del pene ma, almeno, con il pene in vagina.

Talvolta il vero problema è l’assenza di desiderio. Quando la mancanza di desiderio sessuale è totale, sia per la masturbazione che per qualunque partner, può esprimere disfunzioni ormonali (spesso anche la pillola è causa di calo del desiderio)  o sentimenti profondi di vergogna  legati ad eventi traumatizzanti nel passato, o ancora un’omosessualità negata.

Si parla invece di vera anorgasmia quando si prova eccitazione ma non si riesce a raggiungere l’orgasmo, non solo durante la penetrazione, ma anche con la stimolazione clitoridea. Nell’anorgasmia primaria il problema ha caratterizzato le esperienze sessuali di tutta la vita, in quella secondaria il disturbo si manifesta in un determinato periodo della vita; il parere medico si rende pertanto necessario per appurare la natura del problema.

Un punto fermo c’è, e non è il punto G: verbosi risultati di studi comproverebbero che l’esistenza del punto G è privo di basi scientifiche. Proprio come l’orgasmo vaginale, di cui il punto G costituirebbe l’accensione.

il punto GChiariamo che con il punto G (dal nome Gräfenberg, che nel 1950 lo rese noto al pubblico) si intende indicare una parte anatomica dell’uretra femminile, una  zona erogena raggiungibile stimolando la parete anteriore della vagina. La stimolazione delle ghiandole uretrali, o “prostata femminile”, provocherebbe un piacere tale da culminare in un orgasmo, cosiddetto vaginale.

Ma “le ghiandole del corpo umano, come anche la vagina femminile, non hanno la funzione di scatenare orgasmi”, ribattono perentoriamente i sessuologi Vincenzo e Giulia Puppo, rispettivamente del Centro Italiano di Sessuologia e del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, sulla rivista scientifica Clinical Anatomy:  l’orgasmo femminile avviene per la stimolazione del clitoride (anatomicamente corrispondente al pene maschile) ed è dunque raggiungibile da tutte le donne.

Puppo rimarca che il punto G non sarebbe altro che un propulsore pretestuoso per un giro di affari multimilionario. E aggiunge che le recenti dichiarazioni di Adam Ostrzenski  – il quale sostiene di averlo trovato eseguendo l’autopsia su una donna di 83 anni e propone interventi chirurgici per le donne sprovviste del magico punto  –  ne rappresenterebbe l’emblema.

I Puppo sono la consacrazione ultima del filone a sostegno dell’inesistenza del punto G. Già nel 1966, i sessuologi William Masters e Virginia Johnson, dopo aver esaminato 7500 orgasmi in 382 donne, conclusero la loro poderosa opera affermando: ”Il clitoride rappresenta il punto focale di ricezione degli stimoli sessuali esterni […] la sua sola funzione, che si sappia, è quella di centro erotico.16 […] La vagina, invece, durante l’orgasmo si distende nella parte profonda, mentre nel primo terzo vicino all’ingresso si contrae energicamente e ripetutamente con regolare frequenza. La reazione descritta del terzo esterno della vagina è l’unica risposta fisiologica del condotto vaginale limitata alla fase di orgasmo. […] Si può quindi concludere che l’orgasmo vaginale e clitorideo non rappresentano due fenomeni separati.”

Eppure, alcune donne giurano di averlo provato. Per gli irriducibili sognatori che esista un’altra porta del paradiso è più facile appigliarsi al grimaldello offerto da altri studi, come quelli del professor Emanuele Jannini, docente di Sessuologia Medica dell’Università degli studi dell’Aquila, pubblicati nel 2008 sulla rivista The Journal of Sexual Medicine. Studi (molto criticati perché refutabili da un punto di vista anatomico) tesi a dimostrare la presenza – solo in alcune donne – del punto G. Oppure all’opinione di Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di ginecologia dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano, che asserisce: “Sì, il punto G esiste, ma solo nel 50% per cento delle donne. Non ce l’hanno tutte perché è il residuo embrionale della prostata maschile, posto sulla parete vaginale anteriore, circa 2-3 cm all’interno dell’entrata vaginale. Come tutti i residui può essere minimo e non dare segno di sé, o essere ben sviluppato tanto da procurare orgasmi molto intensi, accompagnati dall’emissione di una o due gocce di liquido. Se analizzato chimicamente, si rivela identico al secreto prostatico, perché contiene tra l’altro il PSA (antigene prostatico specifico) e può essere visualizzato, anche con l’ecografia trans vaginale.”

I rapporti sbagliati sono spesso frutto di un circolo vizioso che possiamo trasformare in virtuoso, grazie all’amore di sé.

Psicoterapia di coppiaAlla base di tutti i rapporti interpersonali vi è la valutazione di se stessi, altrimenti detta autostima. Più è alta, più facilmente intrecceremo rapporti equilibrati ed affronteremo in modo efficace gli inevitabili insuccessi della vita.
La valutazione di sé, che racchiude una serie di concetti interconnessi (amore di sé, a prescindere dai nostri limiti, visione di sé e fiducia in sé) è costantemente in divenire, ma le radici affondano nei primi anni di vita, nell’amore percepito dalle figure affettive principali.
L’anaffettività, la noncuranza, l’umiliazione costante oppure, ancora, l’amore ricevuto solo quando soddisfatte le aspettative altrui e non per quello che si è, danno origine spesso a personalità con disturbi affettivi, incapaci di amare e di essere amate in modo sano. Chi è stato traumatizzato tende a traumatizzare, chi ha sofferto continua a cercare sofferenza oppure a perseguitare per difesa.
Quante dinamiche distorte, quanti adulti che credono ancora che la soddisfazione dell’amore sia legata alla continua difficoltà nell’ottenerlo, piuttosto che a quello di goderselo in assenza di torture!
Persone che hanno sofferto molto si incontrano, instaurando dinamiche malate e morbose, rivestendo ruoli diversi: del persecutore apparentemente forte (basti pensare al disturbo di personalità narcisistico, borderline, bipolare ecc.), che perpetra dinamiche sadiche, oppure del dipendente emotivo, persona fragile che cerca l’autostima in un rapporto, spesso proprio con “il persecutore”. Ebbene, tutti coloro che cercano l’autostima in un’altra persona, sistematicamente, trovano l’uomo/la donna sbagliato/a. Infatti, i cosiddetti scimmioni dell’inconscio, feriti ed in cerca di conferme, comunicano – non verbalmente – con gli altri inconsci e cercano delle situazioni analoghe a quelle traumatiche vissute nel passato: le situazioni saranno dunque nuovamente sbagliate e verrà riconfermata la visione negativa che si ha di sé, dando luogo ad un circolo vizioso che bisogna assolutamente interrompere. Avete mai sentito o detto la frase: “Io cerchio gli uomini/le donne col lanternino”? Se la risposta è sì, state sicuri: c’è sempre un nodo emotivo intimo da sbrogliare e, finché non verrà sciolto, ci si imbatterà all’infinito in rapporti sbagliati e frustranti.
Riconoscere il proprio problema a livello razionale è già un passo importante, ma non basta: bisogna risolverlo a livello inconscio.
Se vivete con costante irrequietezza i rapporti sentimentali, sarebbe opportuno andare da un terapeuta competente (ma che sia davvero competente, altrimenti il rischio è quello di peggiorare o non cambiare affatto la situazione!), che svuoti il vostro vaso emotivo e liberi le ali invischiate nei tormenti di un passato che non c’è più…Affinché possiate cominciare a volare